L’Umanità è la Casa di tutti

Perchè il mondo non vive in pace come potrebbe? La causa è tutta nelle nostre identificazioni. Religione, razza, tradizione, provenienza geografica, condizione economica, sociale, culturale, familiare e perfino la squadra del cuore… ogni cosa con cui ci identifichiamo o veniamo identificati porta potenzialmente con sè una divisione e nella divisione è nascosta la potenzialità di ogni conflitto. La diffidenza e l’intolleranza verso chi è diverso da noi e la presunzione di una superiorità della nostra appartenenza rispetto a quella di un altro impediscono a questo pianeta di vivere in pace, di distribuire, condividere e riequilibrare le risorse, di prosperare e di evolvere nella conoscenza. Ma la competizione tra le nostre identificazioni e appartenenze porta inevitabilmente all’affermazione della legge del più forte, alla necessità di dominio e di sottomissione e talvolta eliminazione di chi è diverso da noi. Le conseguenze di questa situazione sono sotto gli occhi di tutti e ci costringono a vivere in un mondo insicuro e perennemente in conflitto. Ma le differenze sono una grande risorsa per questo universo. Sapete perchè nessun virus potrà mai eliminare l’intero genere umano da questo pianeta? Perchè c’è una piccola infinitesimale differenza nel DNA di ciascuno di noi. Ognuno è davvero diverso dall’altro e questo vale anche per il mondo animale, vegetale e minerale. E in questa diversità c’è il segreto stesso della sopravvivenza e dell’evoluzione. Se vogliamo dunque superare conflitti e divisioni e fare del mondo un posto migliore in cui viver, dovremmo semplicemente imparare dalla natura dove coesistono milioni di miiardi di cose diverse che convivono armoniosamente e contribuiscono al funzionamento di tutta la creazione. Ogni cosa ha una sua precisa identità e ogni cosa coopera con tutto ciò che la circonda. Sono dunque la cooperazione e lo scambio, e non la competizione, le leggi che regolano la sopravvivenza e l’evoluzione. C’è dunque un modo molto semplice che ci consente di andare oltre le piccole differenze ed identificazioni che creiamo e ricreiamo ogni giorno nella nostra mente. Ed è quello di riconoscerci prima di tutto nella nostra comune appartenenza umana. Non è difficile capire che abbiamo tutti gli stessi bisogni: avere cibo e acqua per vivere, indumenti per proteggerci dal freddo, un tetto sulla testa, una famiglia per allenare la nostra capacità di amare e di essere amati, crescere i nostri cuccioli offrendo loro sicurezza, onorare le nostre culture e le nostre tradizioni rispettando quelle altrui, coltivare la nostra spiritualità secondo i codici e le ritualità che possiamo riconoscere come nostre e che si sono create in migliaia di anni. In tutto questo non c’è alcun bisogno si sentirsi migliori di qualcun altro o desiderare la sua eliminazione. Abbiamo identità comuni, bisogni comuni e possiamo aiutarci l’un l’altro cooperando nel rispetto reciproco, nel riconoscimento della diversità come ricchezza e non come minaccia. La pretesa di vivere tra “uguali” è contraria alle leggi che regolano l’universo stesso. Prima impareremo a riconoscerci tutti in una sola immensa famiglia umana e prima eviteremo il rischio sempre più concreto di sparire davvero da questo meraviglioso pianeta.

Attento a Cosa ti Porta la Marea


Nel film “Cast Away” diretto da Bob Zemekis, Tom Hanks interpreta Chuck Noland, un funzionario della società di spedizioni internazionali FedEx, che precipita con il suo aereo Cargo, carico di pacchi che non verranno mai consegnati, ma che miracolosamente si salva, finendo naufrago in una piccola isola tropicale totalmente deserta. Nelle settimane successive Chuck sperimenta tutte le difficoltà delle sopravvivenza sull’isola. Patisce la solitudine, non riesce a spaccare i gusci durissimi dei cocchi che lo disseterebbero e nutrirebbero e soprattutto non riesce a lasciare l’isola. Un giorno vede al largo una enorme quantità di scatole galleggianti. Sono i pacchi della FedEx sopravvissuti come lui al naufragio. Lentamente la marea li sta portando verso la spiaggia dove Chuck li aspetta, carico di speranza ed eccitazione. Quando finalmente riesce ad aprirli rimane profondamente deluso. In quelle scatole non c’è nulla che possa essergli di aiuto. Nel primo pacco infatti ci sono dei pattini per scivolare sul ghiaccio, in un altro un pallone da pallavolo che richiederebbe almeno un’altro giocatore per essere usato. E infine la cabina di gabinetto chimico, un oggetto finalizzato a creare una privacy per certe umane e fisiologiche necessità che è la sola cosa che non gli manca su un’isola deserta. Chuck è disperato. La fortuna lo ha illuso. La marea gli ha portato solo roba inutile. Nei giorni seguenti però, nel tempo infinito che deve occupare, è costretto a considerare nuovamente quegli oggetti assurdi che giacciono abbandonati sulla sabbia. Chuck li guarda con uno sguardo nuovo, cercando di decifrarne il messaggio, animato da un bisogno di sopravvivenza che aguzza l’ingegno e spinge a trasformare le cose a proprio vantaggio. Scopre con rinnovata felicità che le lame dei pattini sono perfette per spaccare i gusci durissimi e impenetrabili dei cocchi. Può così dissetarsi e nutrirsi come non aveva mai potuto fare. Un altro giorno si ferisce casualmente a una mano toccando quell’inutile pallone da pallavolo lascia una strana impronta con il sangue sul candido rivestimento di pelle. Quell’impronta fa somigliare quel pallone con la scritta Wilson a una faccia umana. Dopo settimane di solitudine Chuck scopre con gioia inaspettata i tratti umani di una simpatica faccia. Poco dopo la faccia viene completata con un ciuffo di capelli fatti di paglia e finalmente Chuck ha un compagno sull’isola: Wilson! Chuck gli parla, condivide con lui ogni aspetto di quell’esperienza e così facendo riesce a non impazzire. Costruisce una zattera per tentare di lasciare l’isola e prendere il largo nella speranza di incrociare una nave che lo salvi. Ma le potenti onde che si infrangono al largo sulla barriera corallina che circoscrive l’isola lo respingono violentemente verso la spiaggia. Finchè un giorno, guardando quell’assurdo gabinetto chimico che giace sulla sabbia come un’animale abbandonato, un lampo gli attraversa gli occhi. Si mette al lavoro, lo trasforma in qualcosa di incomprensibile e lo lega all’albero della zattera. Con una determinazione sconosciuta, Chuck prende di nuovo il largo attendendo con ansia l’impatto con l’onda oceanica che schiuma e ruggisce qualche miglio più avanti. Attende il momento opportuno e dispiegando i lati del gabinetto chimico crea una vela sufficiente a raccogliere il forte vento che soffia da terra. Sospinto dal vento Chuck riesce a superare l’onda oceanica e lasciare finalmente l’isola. Più tardi una grossa nave mercantile lo soccorrerà mettendo fine a un isolamento durato 4 anni. L’idea degli oggetti assurdi portati dalla marea mi è sempre piaciuta moltissimo. E’ una perfetta metafora di quello che accade anche a noi nella vita di tutti i giorni, specialmente nei momenti di vuoto, di disperazione o di attesa. Momento i cui ci ritroviamo appunto “isolati” e, come Chuck Noland, diventiamo dei naufraghi confinati in un’isola metaforica. In quei momenti siamo talmente concentrati su noi stessi, sulle nostre sofferenze e su quello che desideriamo da non vedere i tanti segnali e messaggi che la marea deposita sulla nostra metaforica spiaggia. Quando ce ne accorgiamo concludiamo con un: “Vabbè, ma che me ne faccio? Non è questo che mi volevo o che mi serve adesso!”. Quasi sempre commettiamo un errore. Perché come insegna la storia che ti ho appena raccontato puoi capire che in ogni istante riceviamo dalla vita dei regali che non vediamo o apprezziamo, chiusi come siamo nella nostra mente, nelle nostre emozioni negative, nelle nostre convinzioni auto-limitanti. Siamo appunto dei naufraghi tagliati fuori dal flusso inarrestabile dell’esistenza e del suo naturale desiderio di prendersi cura di noi. In quello stato mentale ed emozionale ogni cosa che arriva, se non è esattamente quello che vogliamo (ma a volte bisogna dire, pretendiamo) ci sembra totalmente inutile. Una proposta di lavoro o di viaggio che non consideriamo praticabile, un incontro fortuito che ci porta una informazione apparentemente insignificante, qualcosa che ci sembra solo una sciocca coincidenza e che scartiamo dalla nostra attenzione. Finchè il troppo isolamento e l’eccessiva sofferenza che ci stiamo auto-infliggendo non risveglia in noi la volontà di aiutarci a lasciare l’isola costringendoci a trovare le risorse che ci servono, da qualunque parte provengano e qualunque aspetto abbiamo. Solo allora mettiamo in atto il dono che abbiamo, uniche creatore nell’universo, di saper trasformare le cose a nostro vantaggio, scoprire in che modo quello che arriva “per caso” ci riguardi direttamente e possa esserci di aiuto. Il mio augurio quindi, da questo momento, è di fare più attenzione a quello che la marea porta sulla tua isola. E che può nascondere il tuo tesoro.

Il Bene in Più

Guardando a quello che sta succedendo in varie aree del pianeta si può precipitare nell’orrore e nello sdegno. E anche pensare che l’intero genere umano sia arrivato al capolinea. Questi pensieri sono naturali e frutto delle emozioni negative attivate dalla esposizione a fatti traumatici e inaccettabili. Ed è naturale , anzi, auspicabile, che ci si attivi nella misura delle proprie reali possibilità, capacità e risorse per fermare guerre, stragi e ogni genere di conflitto in atto in questo momento, senza giustificazione alcuna, senza se e senza ma. Ciò nondimeno occorre non perdere la fiducia nel bene e non fermarsi alle prime reazioni istintive che finiscono per offrirci una percezione falsata di come stanno davvero le cose in termini di confronto tra tutto il male e tutto il bene presente su questo pianeta. Se solo guardiamo ai dati demografici sappiamo che le persone che vivono in pace, vogliono il bene per se e per le loro famiglie, sono incommensurabilmente più numerose di quelle violente e aggressive, forse poche migliaia, che catalizzano con le loro gesta l’attenzione dei media, i quali riversano nelle nostre case e nelle nostre teste informazioni utili ma sempre parziali, convincendoci erroneamente che il mondo sia un pessimo posto in cui vivere, che la speranza è perduta, così come la fiducia in noi stessi. Riportare la pace e ristabilire equilibri Internazionali o Regionali è compito e dovere dei rappresentanti politici e delle Istituzioni che pure abbiamo creato in un percorso di civiltà e progresso. Vigilare e sollecitare le azioni positive di persone ed organismi è altrettanto un nostro dovere civile e morale. Ma sul piano personale noi influenziamo tutto questo con sentimenti che possono essere connotati da speranza o disperazione, da fiducia o sfiducia, da volontà o lassismo. E non possiamo quindi arrestarci di fronte all’orrore ascoltando solo la parte emozionale offesa e traumatizzata, cedere alla paura e reagire con ulteriore aggressività. Abbiamo il dovere di accedere ed utilizzare le moltissime conoscenze che abbiamo a disposizione ed elevare il nostro livello di percezione, coscienza e conoscenza, per poter interagire con la realtà in modalità razionale, riparativa e costruttiva, senza alimentare il male con altro male, la guerra con la guerra, l’orrore con altro orrore. In poche parole dobbiamo elevare il nostro personale livello energetico attivando pensieri ed emozioni di segno positivo, naturali antagonisti di pensieri ed emozioni negative. L’amore, la speranza, la fiducia, la generosità, la lungimiranza, se volete, sono una parte di questi “attivatori”. La filosofia ci insegna da millenni che Bene e Male sono due forze inscindibili e in perenne conflitto. Il conflitto svolge un’attività dinamica e crea l’energia di cui l’universo ha assoluta necessità per il suo funzionamento. In altre parole la presenza del male è e sarà sempre inevitabile come la polarità negativa presente nella materia che compone l’universo in perenne interazione con la polarità positiva. In entrambi i casi queste due forze sono destinate ad interagire evidenziando prevalenze temporanee l’una sull’alta. Ognuna prende alternativamente il posto dell’altra, ma entrambe sono impermanenti. L’orrore infatti ci costringe letteralmente a reagire e a fare di tutto per elevare la nostra coscienza e ristabilire la prevalenza del bene, della pace, del progresso, della salute e così via. D’altra parte è vero anche il contrario. La Storia ci insegna che prolungati periodi di pace e assenza di conflitti portano a periodi solo temporanei di progresso e benessere. Poi segue l’adattamento e con esso la decadenza. Il bene, come la pace, non sono più apprezzati e nascono forze e pensieri antagonisti finalizzati a scompaginare lo scenario e cerare nuovo dinamismo e una nuova possibile evoluzione. Per qualche strano motivo tuttavia, da qualunque sorgente questo universo abbia avuto le proprie origini, conosciamo l’esistenza di un differenziale in favore della polarità positiva che la filosofia ha individuato da millenni e che la fisica quantistica ha da pochissimo confermato. C’è sempre quantitativamente una micro particella in più tra le polarità positive e quelle negative che compongono la materia. E questo spiega il movimento evolutivo, la crescita e l’espansione dell’universo, piuttosto che la sua stagnazione o implosione. Tradotto in termini filosofici il bene ha una marcia in più in questo mondo, dentro e fuori noi stessi. Dio cacciò facilmente Lucifero dal Paradiso Terrestre anche quando avrebbe potuto distruggerlo ed eliminarlo dalla Creazione. Lo ha invece soltanto allontanato da Se e lo ha lasciato libero di agire e di svolgere un compito nel Suo disegno. Sapeva che il bene senza il male finisce inevitabilmente per essere svalutato e disprezzato dagli uomini. Ma conosceva anche le risorse di cui aveva dotato le sue creature. Per questo li ha dotati della capacità di scegliere e decidere in ogni istante il loro destino. La scelta tra Bene e Male quindi è sempre e solo nostra. Non sappiamo ancora se un giorno raggiungeremo un più elevato livello di coscienza che ci porti a fare a meno di questo meccanismo, se questo livello di esistenza verrà superato e accederemo ad una fase diversa dell’evoluzione. Per ora, a quanto pare, abbiamo ancora bisogno del male per risvegliarci o semplicemente per poterci sentire dalla parte giusta. Un giorno forse riusciremo anche a farne a meno.

Benvenuto

Ti do il mio benvenuto in questo spazio virtuale che è stato progettato per offrirti ispirazione, sostegno e risorse utili per la tua crescita personale, professionale e spirituale.

Spero che qui troverai, anche in un solo frammento, qualcosa che possa esserti utile per accompagnarti nel complesso ma affascinante cammino della nostra esistenza.

Ho dedicato fin qui la mia vita allo studio, all’introspezione, alla scrittura, alla creatività, aprendomi senza pregiudizi a percorsi di conoscenza, spesso anche lontani dagli ambiti accademici della mia formazione di psicologo, ma nei quali ho sempre trovato informazioni preziose, linfa vitale e ispirazione.

Continuerò a farlo anche in questo luogo e a condividerlo con te, motivato dalla convinzione che occuparmi degli altri è un mio primario interesse, perché gli altri sono il mondo in cui io vivo.

 

Felicità e Superfelicità

Gli esseri umani possono sperimentare due diversi tipi di felicità: una è correlata con il raggiungimento di traguardi e obiettivi o con eventi e sorprese gratificanti che possono accadere nella vita. Questo tipo di felicità, a causa della sua stessa natura, è “fragile”, “temporanea” e “impermanente”. Per quanto a lungo possa durare o si possa trattenere, decadrá inevitabilmente lasciando un senso di vuoto, di insoddisfazione e nostalgia. La ricerca di questo tipo di felicità è motivata dal sentirsi incompleti, dal percepire la propria imperfezione, la mancanza di qualcosa nella propria vita e spingerà a creare artificialmente diversi tipi di obiettivi che si formeranno nella mente come cose reali e creando dentro di te l’illusione che quando questa o quella cosa desiderata, voluta, perseguita, accadrà, allora tutto cambierà in meglio. Quando otterrai ciò per cui hai lottato, avrai anche paura di perdere ciò che hai così faticosamente ottenuto e ti sentirai spinto dall’ avere sempre di più, dall’accumulare gli oggetti delle tue false sicurezze. Vivrai su una giostra fingendo che sia divertente o che sia la tua unica possibilità. Ma non eviterai il senso di mancanza interiore che ti manterrâ insicuro e infelice. La vita trascorrerà alternando il piacere della conquista e il dolore della sconfitta e della perdita. Il secondo tipo di felicità è indipendente da eventi esterni. Esiste ed è sempre esistita dentro di te, a prescindere da qualsiasi evento che possa accadere nella tua vita. Fa parte della tua umanità e scorre come scorre il sangue nelle tue vene e la vita dentro di te. Sorge dalla coscienza di essere vivi in questo mondo in questo momento, dal percepire il respiro che avviene anche senza il tuo controllo, la luce vedi ogni volta che apri gli occhi. Tutte queste condizioni sono molto più di quanto ti serve per sperimentare questo tipo di felicità, che è sempre con te, dentro di te, sempre disponibile, insieme alle cose positive e a quelle negative che si alternanno momentaneamente nella tua vita. Questa felicità sorge dalla consapevolezza che gli eventi buoni e cattivi sono temporanei, mentre il flusso dell’esistenza, che abita dentro di te , è eterno e ti sostiene in ogni singolo istante della tua presenza in questo mondo. È collegato con la certezza e la verità che tu sei perfetto e completo ora. Che non sei solo e separato da ciò che ti circonda. Che la tua vita è un dono e che sei costantemente in contatto con la sorgente del tutto e nutrito da doni incredibili, senza alcun contributo o sforzo da parte tua. E tutto questo avviene particolarmente quando lasci andare, quando accetti e rinunci alla tua pretesa di controllo, quando contempli la bellezza e la perfezione suprema di questo mondo di cui fai parte. Ogni volta che ti connetti consapevolmente al flusso inarrestabile della vita in te ti sentirai parte di esso e sarai immediatamente sopraffatto da un immenso sentimento di gratitudine, sperimentando molto concretamente l’eterna e infinita felicità di esistere.

Perchè ti lamenti se non serve a cambiare la situazione?

Ti sei reso conto di quante persone si lamentano in questo momento? Sono sicuro che come me ogni giorno hai ascoltato una o più persone che si sono lamentate di quello che non va nel mondo, negli altri e a volte anche in se stesse. D’altra parte chi vuole lamentarsi non ha che l’imbarazzo della scelta. La realtà ci offre infinite occasioni e argomenti sui quali esercitare la nostra voglia e capacità di lamentarci. Ma ci sono due verità che non possiamo ignorare: 1 Lamentarci non cambia le cose di cui ci lamentiamo. 2) Dopo averlo fatto o aver ascoltato le lamentazioni degli altri ci sentiamo peggio di prima. Ma se è così perché continuiamo a lamentarci quando qualcosa non va? E perché ci esponiamo alle lamentele degli altri senza sottrarci a qualcosa che tra pochi secondi ci farà stare peggio? La ragione sta nel funzionamento della nostra mente e negli apprendimenti codificati quando ancora il software della nostra vita era in via di scrittura e programmazione. All’inizio della vita il solo modo che avevamo per ottenere attenzione, sostegno, soddisfazione ai nostri bisogni era il pianto. A nessun neonato verrebbe in mente di chiedere di essere nutrito con una bella risata. Il nostro innato istinto di sopravvivenza ci porta a reagire ai nostri bisogni piangendo perché, quasi sempre, (se così non fosse non saresti qui a leggere questa nota) qualcuno si prenderà cura di noi e farà qualcosa per farci stare meglio. Appena sviluppata la capacità di parlare, il pianto si trasforma in parole (lamentose) e cominciamo a esprimere tutto quello che non va, che non ci piace, che ci disturba o ci fa soffrire, sempre convinti che funzionerà ancora. E’ facile richiamare alla mente la scena di un bambino che si lamenta di non avere quello che vuole in quel momento e di un genitore che, pur di farlo smettere, lo accontenta. Andando avanti nella vita il meccanismo funziona sempre meno. Da adulti è sempre più difficile avere figure di accudimento e le figure di accudimento a cui rivolgere le nostre lamentazioni nella speranza di un cambiamento e di una maggiore soddisfazione possono quindi diventare la famiglia, l’ambiente di lavoro, la società intera e naturalmente la nostra sfera spirituale. Ma questa volta anche se il risultato non arriva, non è facile cambiare attitudine perché la nostra mente spera sempre in quel successo magico che era capace di ottenere anche se la strategia di sopravvivenza adottata a quel tempo oggi non funziona più. Cosa puoi fare dunque. 1) Il primo passo lo sta facendo già, ed è quello di diventare consapevole di come funziona la tua mente e di come reagisce il tuo subconscio davanti a un problema o un ostacolo. Sapere che non è colpa tua per i tuoi comportamenti disfunzionali è già un sollievo. Notare che ti stai lamentando ti dà la possibilità di rientrare in controllo nella tua vita e prendere le decisioni che credi sui tuoi comportamenti. 2) La seconda cosa è mettere in pratica alcune piccole prescrizioni. Quando ti rendi conto che stai cominciando a lamentarti di qualcosa, chiediti se ti va di stare peggio tra pochi istanti, perché questo è quello che lamentarti provocherà dopo la brevissima soddisfazione che sfogarti ti avrà concesso. 3) Evita come la peste le persone che si lamentano e che ti usano per scaricare la loro insoddisfazione. Se ti trovi in una situazione del genere trova una scusa qualunque per interrompere i tuoi interlocutori o sottraiti all’esposizione della lamentela altrui. 4) Passa all’azione prima che pensieri e parole negativi prendano il sopravvento sulla tua mente. Chiediti se c’è qualcosa che puoi fare in prima persona per risolvere concretamente ciò di cui ti lamenti. Sicuramente troverai alcune risposte e allora indirizza la tua energia su quelle azioni, più che sui tuoi pensieri o sulle tue parole. C’è sempre qualcosa che puoi fare anche se ti stai lamentando di cose enormi e fuori dalla tua portata come l’economia mondiale o i cambiamenti climatici. 5) Comincia a pensare a te stesso come una persona positiva, creativa, costruttiva, capace di assumersi le proprie responsabilità e prendere in mano il proprio destino. Chi si lamenta in genere non vuole prendersi alcuna responsabilità. E se non c’è una soluzione immediata ai problemi di cui ti stavi per lamentare, sicuramente con questo atteggiamento creerai una migliore condizione interiore per te stesso e tutto, dentro e fuori di te, ne beneficerà, a cominciare dalla tua salute e dalle tue relazioni. Lamentarsi crea nel tuo organismo una reazione biochimica tossica e ha un’influenza negativa persino sul tuo sistema immunitario. Inoltre le persone lamentose attirano persone lamentose e sono sicuro che tu aspiri a una migliore compagnia. Sono sicuro che se sei arrivato in fondo alla lettura di questa nota la tua vita comincerà a cambiare in meglio in questo stesso momento.

Tu Sei Già Tutto.

Tra le molte faccende che angustiano la vita degli esseri umani c’è n’è una particolarmente insidiosa, e addirittura funzionale per chi vuole impegnarsi a fondo nel costruire la propria infelicità. Si tratta di un sentimento comune, ricorrente e particolarmente diffuso nella vita delle persone in questa nostra epoca. Per alcuni poi si tratta di una vera patologia invalidante, che mortifica ogni traguardo raggiunto e le infinite ragioni di gioia che la vita ci regala ogni giorno. Sto parlando di quello stato d’animo che va sotto il nome di INSODDISFAZIONE. Ne sai qualcosa? Beh, se sei talmente fortunato da non sapere nemmeno di cosa sto parlando, allora forse ti basterà aprire gli occhi e guardarti intorno per trovarne tracce inequivocabili ovunque. Molto vicino, se si tratta del tuo partner, di un parente o di un amico. Ma anche più lontano, se guardi come si muove un’intera società alla continua ricerca della prossima cosa da acquistare, del prossimo obiettivo da raggiungere o del prossimo partner da sedurre. Il bello dell’insoddisfazione è che quando ti contagia si può attaccare a qualunque cosa: al tuo lavoro, al tuo rapporto di coppia, al tuo giro di amici, alla tua famiglia, al tuo conto in banca. Ma anche alla tua stessa identità ( e questo è il caso più grave), tutte le volte che sei insoddisfatto proprio di te, quando pensi magari di essere in sovrappeso o troppo basso o di avere un carattere di merda o di non avere sufficienti qualità, competenze, danaro, successo, amicizie, notorietà per emergere nella vita e realizzare i tuoi sogni. Qualunque sia il caso, l’insoddisfazione è uno degli strumenti di auto-sabotaggio più potenti e micidiali di cui ci siamo dotati come genere umano. Naturalmente non sto parlando di quella quota di insoddisfazione che nasce da elementi oggettivi e che anzi può essere il motore di una ricerca evolutiva o del miglioramento di una condizione esistenziale, sia essa economica, professionale o legata alla salute o al proprio mondo affettivo. Mi riferisco piuttosto a quel sentimento che con la sua sola presenza impedisce la valorizzazione di ciò che effettivamente siamo o che abbiamo raggiunto nella vita, spesso a costo di sacrifici. La buona notizia è, per chi vuole, che la terapia contro questa particolare condizione è già inclusa nel sistema di cui sei dotato. Si tratta solo di andare a leggere una certa pagina del manuale che non conoscevi o che hai saltato troppo in fretta. In quella pagina c’è scritto che la tua insoddisfazione, a qualunque campo tu la stia applicando, dice prima di tutto una cosa molto precisa, Che non sai chi sei e che per qualche motivo non stai realizzando la tua vera natura. Quando ti trovi in questa condizione nessun traguardo o possedimento, anche le cose più prestigiose e socialmente invidiabili che puoi ottenere, sono costruite sulla sabbia se non affondano le loro fondamenta nel roccioso terreno della tua vera natura. La buona notizia è che in quella natura c’è già tutto ciò che vuoi raggiungere. Esattamente come una semplice cellula del tuo corpo contiene tutto il tuo DNA, anche tu quando raggiungi od ottieni qualcosa nella vita nel rispetto della tua natura, non avrai qualcosa che non esisteva prima e che si è creata dal nulla. Ciò che avrai ottenuto è semplicemente la rivelazione o la manifestazione di quello che esisteva già dentro di te. Se per esempio tu sei un’arancia, allora il tuo compito sarà sicuramente manifestare il succo d’arancia e permettere agli altri e a te stesso di berlo e goderne pienamente. Nel momento in cui quel buon succo si trasferisce dal tuo interno al mondo, tu avrai realizzato la tua vera natura e il compito che ti è stato assegnato senza alcuno sforzo particolare. E non ci potrà essere più spazio per l’insoddisfazione nella tua vita. Ma se tu, essendo un’ arancia, volessi manifestare il succo di pera o di mirtillo, convinto magari che piacerà di più o che ce ne sia più richiesta, allora non solo tradirai la tua natura ma ti condannerai all’insoddisfazione per ciò che sei, negherai che ciò che possiedi è già dentro di te e spenderai la tua esistenza nella realizzazione di un compito impossibile. Un’arancia che sa di essere piena di succo buonissimo e dissetante è un’arancia felice, anche quando il succo non si è ancora manifestato. L’unica cosa sulla quale deve impegnarsi e sapere chi è e cercare la strada più naturale per esprimere quel succo che solo lei contiene e che le pere e i cocomeri non anno. Per carità, buoni anche loro, ma tu sei un’arancia e ti piace esserlo no? (scegliti da solo il frutto che ti rappresenta in questa metafora) Allora sostituisci la tua insoddisfazione con il pensiero che tutto ciò che puoi essere, avere o divenire in questa vita è compreso in te fin dalla nascita e che se nella tua esistenza quotidiana c’è fatica o mancanza di naturalezza in ciò che fai, forse allora non sei sulla strada giusta e vale la pena di concentrarti su chi sei veramente e sulla tua vera natura, per scoprire che tutto ciò che vuoi è già dentro di te. Allora puoi ripartire dal senso di pienezza e non di mancanza per realizzare i tuoi sogni e obiettivi, piuttosto che cercare di essere o avere ciò che va di moda al mercato, perché pure se l’otterrai non ti darà mai nessuna soddisfazione, fossero anche i traguardi più prestigiosi o invidiabili di questa terra. Sapere questo è molto importante perchè alla radice dell’insoddisfazione c’è sempre un sentimento di mancanza o di incompletezza. E quello che ti manca non si trova nel mondo materiale ma esattamente al centro del tuo essere. Quello che ti manca sei tu. Quando invece indirizzi i tuoi sforzi prima di tutto nel conoscerti e sapere chi sei, manifestare ciò che ti appartiene da sempre e solo questione di tempo e di consapevolezza.2