La Casa in cui Nasciamo

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C’è qualcosa che gli ultimi cento anni di psicoanalisi, psicologie e psicoterapie ci hanno dimostrato fin troppo chiaramente. Nasciamo tutti in una situazione imperfetta. Ci sono accoglienze e mancanze. Spesso più mancanze. Arriviamo in una casa metaforica più o meno accogliente, quasi sempre danneggiata, a volte gravemente danneggiata e forse, in quel momento, incapace di accoglierci davvero. Di solito, per la prima parte della vita, la facciamo franca. Non ci accorgiamo degli spifferi, delle mura lesionate o di un tetto che fa acqua. Siamo così pieni di vita, di ingenuità, di purezza autentica. Tutto ci appare assolutamente naturale. Non siamo in grado di percepire cosa sta avvenendo in noi a causa dei danni nella casa in cui abitiamo. Non abbiamo termini di paragone e c’è una forza difficilmente contrastabile da qualunque evento: la potenza della vita che pretende di esprimersi attraverso la nostra crescita il nostro sviluppo. La vita che è gioco. Il futuro, che è come un oceano infinito dove tutto sarà possibile. Poi usciamo dalla nostra casa e cominciamo a capire che non siamo tutti uguali, che c’è qualcosa di diverso e di specifico in noi. Perché il confronto con gli altri è la prima vera occasione per conoscerci. La nostra adolescenza, il momento più difficile. Le conseguenze di quegli spifferi, della mancanza di sicurezza e di protezione, cominciano a farsi sentire nella nostra emergente e fragile identità. Gli altri, i nostri compagni, sono lo specchio deformante nel quale ci guardiamo e rispetto al quale definiamo il nostro valore. E comincia anche il nostro modo di reagire. O ci sentiamo come la nostra casa, un po’ fragili, difettosi, incompleti, oppure la rifiutiamo del tutto, inventandocene una su misura, più funzionale, ma del tutto immaginaria. Finalmente adulti, in un modo o nell’altro, arriva il momento di scegliere. Dimenticare non funziona. Ma nemmeno identificarci con quelle mancanze e quei danni è una soluzione. Possiamo scegliere di vivere nel rancore, pretendere un infinito risarcimento per le ferite e gli insulti, per ciò che non ci è stato dato. Cercare il riscatto o la vendetta per i nostri bisogni traditi. Conquistare sempre più forza e potere. Iniziare a costruire nuove case, fortificate, impermeabili al dolore, alle emozioni e ai ricordi, inespugnabili. Queste scelte però si rivelano poco efficaci. Richiedono prezzi sempre maggiori, tributi sempre più onerosi. E non ci rendono felici che per pochi istanti. Le conseguenze sulla nostra vita e su quella di chi ci sta vicino sono quasi sempre dolorose. Nonostante i nostri successi sentiamo dentro di noi un’insoddisfazione crescente. Durante il cammino, ma soprattutto in fondo alla strada, ci aspettano infelicità e solitudine. Allora, volendo, si può cambiare strada, forse si può trovare una soluzione più efficace. Invece di dimenticare o andare il più lontano possibile, proviamo a tornare indietro per un tratto di strada, proviamo a conoscere meglio quella vecchia casa dove siamo nati. Tornare spesso fa male, ma quasi sempre si scopre che ciò che nei ricordi sembrava così grande in realtà è molto più piccolo ora che anche noi siamo cresciuti. Ciò che appariva terribile in realtà possiamo affrontarlo senza troppo sforzo. Conosciamo la nostra forza e le nostre risorse. Scopriamo una inconfutabile verità su noi stessi. Che in verità siamo stati in grado di resistere a ogni offesa, a ogni danno e a tutte le intemperie. Scopriamo addirittura che molte delle nostre qualità, delle nostre risorse attuali, sono state create in noi proprio dai difetti e dalle mancanze di quella casa. Possiamo allora cercare di conoscerla meglio. Capire perché fosse così malandata, accettare che, con tutti i suoi problemi, ha cercato di proteggerci come ha potuto, che non ci è estranea e che può accoglierci ancora tutte le volte che ne abbiamo bisogno. Possiamo anche volerle un po’ di bene e iniziare con pazienza a riparare i danni che abbiamo trovato e che ora sono presenti indissolubilmente dentro di noi. E in questo sforzo di riparazione scopriamo la nostra creatività. Diventiamo consapevoli di poter riparare ogni danno, ogni offesa, ogni insulto. E una volta compresa questa risorsa, che dentro di noi è infinita, nulla può farci più paura. E siamo in grado di costruire la nostra nuova vera casa futura, che somiglierà anche un po’ a quella che ci ha accolto e nella quale siamo cresciuti. Ma che ha meno problemi, difetti, mancanze. E che anche se non è perfetta un po’ ci somiglia. E ci piace così come l’abbiamo saputa edificare ed arredare. Luminosa, spaziosa e accogliente. Pronta per ospitare e mostrare la parte migliore di noi stessi e renderla disponibile e accessibile a chiunque lo voglia. Perché quella casa, ora, siamo noi, davvero.

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